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domenica, 26 luglio 2009


Questo è un dipinto di Gustav  klimt, un bravissimo pittore austriaco del quale apprezzo i suoi meravigliosi quadri. Io definisco la sua pittura l'arte enigmatica  o del   vedo e non vedo. Sembra quasi che i suoi dipinti voglia nasconderli  in uno sfondo che ci  vuole confondere e farceli scoprire pian pianino. Man mano che i nostri occhi si allontanano dallo sfondo, realizziamo  che al centro esiste una  stupenda raffigurazione. Non fate caso a questa mia   puerile descrizione, da emerita ignorante in materia.  Ho scelto questo dipinto  della madre col bambino perchè voglio parlare dei fatti di questi giorni riguardo alle madri "assassine". Non mi piace  usare questo termine ma per legge queste donne sono definite tali, non voglio scusare i loro atti, ma  credo che ci sia una spiegazione logica. Chiunque è stata madre sà come viene  capovolta   la nostra vita con la nascita di un bambino, le abitudini o le libertà che avevamo prima vengono sconvolte, il nuovo lui o la lei, hanno la priorità su tutto e tutti. Loro piangono per farsi capire e noi dobbiamo essere sempre pronti a capirli. Ma non sempre  è  così semplice, ci sono soggetti deboli adulti, come  le  madri in questione, che hanno  grosse difficoltà e avrebbero bisogno  di aiuto. Il fatto che si  sia  presa una determinata decisione, in comune accordo col partner, per dare la vita ad un essere umano, non implica che non possano esserci ripensamenti  o stati di completa arrendevolezza. Non si è più in grado di proteggere o dare le cure amorevoli che il piccolo desidera. Credo che in questo momento   scatti, nel cervello psicologicamente labile, quel meccanismo di morte, dove  il soggetto, elimina la causa del problema. A volte, come nel caso recente, la madre si toglie la vita insieme al piccolo. La mia considerazione degli accaduti , sintetizzata, può sembrare  semplicistica, ma io penso che non ci siano altre spiegazioni complicate. Una madre non ucciderebbe mai  suo figlio, già quando l'ostetrico lo poggia sul nostro corpo,  lo amiamo  svisceratamente  in un modo  che solo una madre sà, se non che, interviene una sorta di depressione che sconvolge la mente della madre, le annebbia il cervello e la porta a compiere questa azione terribile della quale, si rende conto dopo l'accaduto. Io non ho soluzioni, ma, visto che di questi fatti ne succedono continuamente, se la donna non ha la possibilità di avere vicino la madre e nonna del piccolo, parenti o il padre che collaborano  in queste continue azioni quotidiane, le strutture pubbliche sanitarie dovrebbero tenere conto di ciò e aiutarle  psicologicamente  e materialmente. Si conoscono queste storie  a livello di cronaca ma non si fà nulla. Forse nelle città qualcuno si è mosso a riguardo, ma non  abbastanza. Io penso che subito dopo il parto, già la struttura  ospedaliera dovrebbe  dare alla paziente il supporto di uno psicologo per  capire il soggetto, se necessita di cure o meno prima e dopo la nascita.  Io comprendo queste donne, pur assassine, non le addito e sono solidale con loro. Un pò tutti siamo passati  almeno una volta da una  depressione nella nostra vita  e sappiamo che, se ne viene fuori sicuramente, ma con l'amore, con la comprensione e con l'aiuto degli altri.


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categoria:riflessioni, madri

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mercoledì, 22 luglio 2009


"Casa mia, casa mia, per piccina che tu sia tu mi sembri una badia"

...il proverbio è azzecatissimo per il post che voglio scrivere stasera.

Quante volte  capita di trovarci a dormire fuori e  dobbiamo adattarci a un letto scomodo e freddo di un'albergo  o di  un appartamento  dove  dobbiamo pernottare per vario tempo. I luoghi esterni saranno  senz'altro migliori se si tratta di una vacanza, ma la casa non  sarà mai accogliente come la nostra. Il nostro focolare non potrà mai essere sostituito nemmeno da una residenza "regale". I nostri oggetti, i  nostri mobili, il nostro divano, la  nostra tele, il nostro letto, la  nostra biancheria, i  nostri cuscini e tutto il resto  che profuma di noi, ci mancherà. Forse è questo  il motivo per cui noi donne, quando dobbiamo preparare le valigie
 cerchiamo di portarci dietro una marea di cose. Sicuramente è un disagio che viviamo, ma che  sopportiamo sapendo che sarà per un breve periodo. Sappiamo che torneremo nella nostra dimora  che  abbiamo  creato a nostra immagine e somiglianza, arredandola rispetto i nostri gusti. La casa dove ci abbandoniamo  felicemente dopo una pesante giornata di lavoro. Appena valchiamo la soglia, cominciamo a liberarci dei vestiti di "ordinanza" e indossiamo tute comodissime liberando le parti del corpo che sono state trattenute da  scomode cinture, cerniere, cravatte, collant, panciere e tacchi alti. Ci sdraiamo sul nostro comodo divano che ormai ha preso la nostra forma a furia di contenere il nostro "dolce" peso, il  primo e beato sonno avviene proprio lì, davanti ad una rivista o alla tele. Tutto ciò che ci circonda e a noi familiare, fa parte di noi, dei nostri ricordi: il portacenere,il portaritratto, il vaso di fiori,la bomboniera ecc. Ci guardiamo attorno girando per le stanze  e il nostro sguardo si rasserena,tutto ciò che di negativo  abbiamo vissuto fuori  casa lo dimentichiamo  grazie  alle nostre cose, che  se potessimo abbracceremmo con affetto. Io vivo questo quando rientro a casa mia, ma credo  che  chiunque provi  le mie stesse  emozioni. Ho scritto qualche rima dedicata all'amata casa. In questo periodo mi sento tanto poetessa ahahah... perdonatemi se potete!


  La casa...  

calda  e rassicurante

dimora

fedele amica

 di sogni 



segreti reconditi 

 focolare materno

 di pace e amore.
 



Godetevi il video di Sergio Endrigo




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categoria:la nostra casa

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sabato, 18 luglio 2009

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Amiche mie oggi scrivo questo post con un animo più sereno perchè staccare un po la spina è necessario, se ciò  è possibile. Serve per dimenticare per un po ciò che si è passato in un intero anno e  ci si rigenera. Come avrete capito queste vacanze, seppur brevi, insieme alla mia famiglia mi hanno fatto bene per poter continuare una lotta che proprio il 25 luglio del 2008, quindi quasi ad un anno di distanza è iniziata. Ma non voglio inoltrarmi in un post malinconico. Dalle foto  che ho raggruppato vorrei infondervi la grande felicità e soprattutto la pace interna  che ho vissuto stando con tutta la mia famiglia, che ho  rivisto due volte nel giro di pochi mesi dopo un po di anni che non tornavo in Sicilia.  A maggio sono stata solo 4 giorni per il matrimonio di mia cugina  e adesso una settimana per godermi oltre ai miei, il mare. Una settimana mi ha fortificato dentro e fuori, la mia terra d'origine c'è l'ho nel sangue e come essere andati ad attingere acqua ad una  fonte  quando si  è assetati. I colori, le abitudini, i cibi, il clima, sebbene torrido, fanno da contorno per un benessere interiore. Sono riuscita ad apprezzare anche il mio paese, Comiso, che non ho mai amato molto per via di un passato di infanzia poco felice.  In una settimana, come vedete, sono riuscita a fare cose che in genere si attuano in un mese. Sono stata con  tutti i miei fratelli, nipoti, cugini ed ho finalmente conosciuto dal vivo la mia  cara amica Rosy , che ho  su Splinder, che vive al mio paese, sebbene per qualche ora. Ci siamo ripromesse che la prossima volta sarà per più tempo visto che abbiamo fortificato la nostra amicizia, il potersi vedere sicuramente è un'altra realtà piuttosto che il virtuale, potersi abbracciare dal vero è tutt' altro, mi piacerebbe farlo con tante di voi ma purtroppo la distanza ci divide.  In questa settimana ho potuto assistere alla festa del patrono di Comiso, San Biagio, che come tradizione  fanno uscire,  facendo circolare la statua,  per tutto il paese per una giornata intera, concludendo il suo rientro con tanto di fuochi artificiale, che in meridione non ci facciamo mancare. I devoti e credenti  seguono  il percorso  per tutto il giorno, scalzi,  sotto il sole cocente, per grazie ricevute. Proprio così!Nei paesi ci sono ancora queste realtà ataviche che non scompariranno mai. A volte sembra che il tempo si fermi e forse è questo il trucco per cui si riesce a rasserenarsi in questi luoghi. Nelle città industriali si corre e non ci si sofferma nemmeno più a pensare, non si ha tempo.  Dove ho abitato, nella  casa che fu di mio padre, avevamo il campanile della chiesa  di sant'Antonio che ci stordiva già dal mattino alle 8, ma abbiamo accettato quella condizione senza nervosismi, ma come una normalità della cosa, in città saremmo stati stressati da quest'avvenimento. Concludo il mio riepilogo vacanziero sperando di non avervi annoiate.  Amiche mie  vi devo ringraziare per i saluti al mio precedente post, siete meravigliose  e mi mancate sempre, a  proposito di  questo argomento, voglio postare questo messaggio che ho ricevuto da un amica favolosa, Nella, dopo aver visto le mie foto pubblicate in Facebook. Mi ha spiazzato e mi ha letteralmente commossa per la sua immensa sensibilità e per il fatto che io sia entrata nel suo cuore, ciò  mi  dimostra quanto sia fortunata  e che la parola amica a volte è poca cosa rispetto all' affetto che io ricevo da voi. Vi lascio con questo scritto che io terrò sempre in fondo al mio cuore. "Ciao Lucia, ho visto le foto bellissime, ma vedevo te e il mio cuore si rallegrava.... carpivo il tuo essere serena. Sono felicissima per te... la paura che gridavi al mondo, il coraggio che vantavi senza rendertene conto. Avrei voglia di stringerti forte forte, sei stupenda, sei da amare....Baci e abbracci ti voglio un mondo di bene. Nella"


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categoria:tradizioni, sorridere, serenità, felicità, vacanze in sicilia

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martedì, 07 luglio 2009


Una valigia piena di sogni

la Sicilia 

il mare

un gabbiano

la brezza

la spiaggia

il  faro

lo scoglio

l'onda

 il sole

la luna

la luce

 le stelle

l'alba

il tramonto

io e te

la famiglia

la pace

la serenità...







 Vi saluto amiche, per una settimana torno nella mia Sicilia dove ho tutta la mia famiglia che mi attende. Amo l'amore che mi donano.  Li adoro tutti  e..... un abbraccio, un bacio, un gesto affettuoso  e  le parole, sono poca cosa  per poter dimostrare  loro  quanto  li ricambio. E' meraviglioso essere amati, vorrei che tutta l'umanità gioisse come  me e vivesse di affetti. Un caro saluto a voi e a presto.Vi voglio bene.



sussurrato da: lucia58 alle ore 21:58 Permalink | commenti (27) | commenti (27)--popup--
categoria:amore, affetti, serenità, breve vacanza

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domenica, 05 luglio 2009

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Amiche mie, oggi  vi faccio entrare nella mia camera da letto. Vi presento in  modo particolare,  il mio comodino,   così com'era nel momento in cui ho scattato  la  foto. Il disordine che vige è stato voluto, non l'ho messo in ordine, come si fa in genere quando si attendono ospiti, dove ogni cosa fuori posto va riposta  in ordine  per fare bella figura, io amo vivere la casa e non ho fissazioni  di ordine, mi piace  tanto la pulizia. Ritornando al mio comodino, prima di spiegarvi il motivo del post, voglio fare una veloce descrizione di ciò che contiene, almeno  visibilmente. La lampada, essenziale nel buio della notte, mi permette di leggere prima di addormentarmi e  a rompere le scatole a mio marito nelle  mie notti insonni. L'immancabile libro o la rivista. I benedetti occhiali da vista,  ai quali ho dovuto abituarmi, ahimè,  per l'assenza di diottrie, dovute all'età che avanza. L'orologio da polso, che se non è in bella vista,  dimentico di indossare al mattino. Senza, mi sento persa. Lo scontrino, che mi ricorda il ritiro di qualche capo portato in lavanderia. Due dei miei cellulari, che utilizzo più  di frequente,  perchè, in uno ho la scheda tim e in un'altro ho la scheda 3 per dialogare più a lungo con i miei fratelli che vivono in Sicilia.  La sveglia, regalatami recentemente da una amica stupenda,  che fa girare le ore impietosamente,  soprattutto al mattino quando si va al lavoro. Dulcis in fundo (a dire il vero volevo nasconderla perchè me ne vergogno un po, ma poi ho deciso di essere sincera fino in fondo  anche su qualche  mia  mania di eterna bimba), l'adorata Barbie, che ho voluto regalarmi l'anno scorso.Da piccola l'ho sempre desiderata ma non l'ho mai avuta e finalmente ho potuto esaudire questo mio atavico desiderio. Dove poteva star meglio che nel mio comodino? Voi direte, per fortuna che doveva essere una breve descrizione! Va beh...dai!  Mi sono un po dilungata, così mi conoscete meglio.  Il motivo per cui ho scritto questo post  era per parlare dei nostri piccoli spazi personali che ci creiamo  in casa nostra. In generale condividiamo  tutti gli  spazi   con la nostra famiglia, cucina, soggiorno,bagno. Ma ci sono dei punti top secret , dove poniamo   un ordine tutto nostro e che  vietiamo  ai nostri cari.  Quando si decide di far famiglia è vero che si decide di spartire tutto, ma abbiamo anche bisogno di conservare i  nostri piccoli segreti e le piccole manie e così, un comodino  o un cassetto, può trasformarsi in  una cassaforte piena di ricordi o semplicemente di oggetti  nostri, riposti come noi desideriamo. A volte questo serve per  darci l'illusione di avere un pò di privacy in casa nostra. Anche voi avete  i vostri piccoli spazi?


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sussurrato da: lucia58 alle ore 17:34 Permalink | commenti (20) | commenti (20)--popup--
categoria:pensieri

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mercoledì, 01 luglio 2009


Le paure, alle quali mi riferisco  nel titolo di questo post, non sono quelle odierne  che abbiamo un po tutti o che ci  trasciniamo dietro dall'adolescenza, ma sono rivolte, in modo specifico, ad una condizione particolare che si viene a creare quando una parte del nostro organismo viene aggredita da un male terribile che si chiama tumore. Nella prima fase della scoperta del male, nella psicologia del soggetto malato, la paura  prende il posto della   speranza. Ci si affida con la mente e il corpo agli oncologi  e ai chirurghi, leggendo nelle loro gestualità e nel loro viso verità o bugie nascoste. Ogni loro piccolo segno  viene colto dal malato in negativo o in positivo,  loro si trasformano in giudici, ci  si aspetta    la condanna o l'assoluzione, ma  nonostante tutto, questo scoglio viene superato con successo.  I guai iniziano quando comincia la trafila dei controlli trimestrali  e  ciò diventa un calvario psicologico. Non riuscirà  mai nessuno ad immedesimarsi  nella psicologia  del soggetto malato è una condizione personale che se non l'ha  si ha avuta, non  si potrà mai capire. Ogni qualvolta si ritira un esito si innesca un meccanismo  perverso di emozioni altalenanti, di pianti e gioie che verranno rimandate  al prossimo giro di corsa.  Molto spesso ci si trova in difficoltà  davanti ad  una simile domanda: "Cosa hai avuto?". Come bisognerebbe rispondere!   "Avevo o ho  un tumore?"  Questo è un tragico  dilemma!  Non si è mai sicuri se è stato debellato del tutto, nessuno può dare certezze. Tutto è legato al tempo che trascorre, più anni passano, più si allontanano le paure. Ma finchè il periodo è quello incerto, il malato di cancro sopravvive, non riuscirà mai a riprendere in mano  la vita  di prima, i suoi pensieri saranno continuamente catapultati al prossimo esito e si porrà numerosi  interrogativi: "I valori tumorali come saranno stavolta, alti o bassi?  "Troveranno metastasi?".  Domande su domande che non avranno risposta, ma che arrovelleranno la vittima designata sempre più.  Naturalmente  ho descritto una situazione personale, ma ogni soggetto  non è uguale all'altro e può darsi che sia diversa la reazione. Coraggio e forza! Ecco ciò che mi sento di dire!


sussurrato da: lucia58 alle ore 22:44 Permalink | commenti (21) | commenti (21)--popup--
categoria:riflessioni, speranza, paura, sofferenza, diario psicologico di un malato

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